Inseguendo i sakura: il vapore che si sprigiona dalle acque turchesi di Umi Jigoku, a Beppū, con sullo sfondo ciliegi in fiore

Inseguendo i sakura XII – Kyūshū, ultima fermata: Beppū

Non tutte le ciambelle riescono col buco: la mia visita a Beppū, città a nord-est del Kyūshū, ne è un esempio. È la capitale degli onsen (le stazioni termali giapponesi) e dei cosiddetti “inferni”: sorgenti di acqua calda di origine vulcanica, fumanti e spesso colorate; il mio interesse era però visitare il museo del sesso. Non sapendo che era stato chiuso anni prima, finii per passare la giornata con due tedeschi dalla verve incontenibile in giro per fumarole che si rivelarono perlopiù deludenti. La sera, mi sarei congedata dal profondo sud imbarcandomi su un traghetto notturno alla volta di Shikoku.

Parlo della mia ultima giornata nel Kyūshū in una nuova puntata di Inseguendo i sakura, il racconto delle mie due settimane in Giappone all’inseguimento del fronte di fioritura dei ciliegi. 

(La prima puntata di Inseguendo i sakura si trova qui; quella precedente qui)

***

Inseguendo i sakura: al Beppū kōen una donna passeggia all'ombra dei sakura in fiore in un pomeriggio di marzo dal cielo terso

29 marzo 2018

Dopo le meraviglie scovate nella prefettura di Miyazaki, era per me il momento di congedarmi, a malincuore, dall’isola di Kyūshū, nel sud del Giappone, e imbarcarmi verso nord-ovest alla volta di Shikoku, per la seconda parte del mio viaggio all’inseguimento del fronte di fioritura dei ciliegi.

Da Miyazaki, in treno, proseguii per un pezzo lungo la costa, con l’oceano alla mia destra. Una volta a Beppū, nella prefettura di Ōita, lasciai i bagagli negli armadietti della stazione e mi incamminai alla scoperta della città.

Inseguendo i sakura XII – Kyūshū, ultima fermata: Beppū

Avevo letto dello storico museo del sesso di Beppū in Autostop con Buddha, il libro responsabile del mio giapponismo cronico. Del contraddittorio rapporto dei giapponesi col sesso (e non solo) abbiamo sentito spesso parlare: trovandomi in una delle isole più tradizionali dell’arcipelago, ero curiosa di vedere con i miei occhi in che modo l’universo del sesso potesse essere descritto, dall’interno di una società apparentemente pudica e repressa, ma dedita, più o meno alla luce del sole, ad attività che ad altre latitudini geografiche e culturali sono classificate con varie sfumature di perversità.

Con grande delusione, la mia curiosità rimase insoddisfatta: il museo è stato chiuso nel 2011, nel tentativo di “far cambiare reputazione” alla città di Beppū che, a quanto pare, non è solo il punto di riferimento per le sorgenti termali, ma piuttosto per la vita notturna e per le trasgressioni sessuali.

Mi domando se non sarebbe convenuto agire su altri fronti – o meglio su altri tipi di attività commerciali – anziché chiudere un centro culturale dedicato a come il sesso, storicamente e artisticamente, è stato raccontato e vissuto in Giappone, ma tant’è. 

Cosa fare, dunque? Beppū è caratterizzata da fenomeni geotermici di origine vulcanica che danno vita a innumerevoli sorgenti termali, motivo per cui è famosa e molto frequentata dai turisti. Non solo onsen (i bagni termali giapponesi in cui è possibile immergersi), ma anche jigoku (inferni): 9 caldere fumanti con acque che possono arrivare a 100° C e oltre di temperatura, in cui non ci si può immergere, ma che sono gradevoli da vedere, per i colori particolari che le loro acque assumono in molti casi, e anche per i volumi di vapore sprigionati, che creano atmosfere suggestive. Pensai di andarne a visitare alcuni.

Mentre ero diretta su un bus verso non mi ricordo più bene dove, sentendo delle persone parlare tedesco, attaccai bottone, colta da un improvviso bisogno di socialità e di umani occidentali con cui interagire e condividere il mio entusiasmo. I due giovani teutonici che mi stavano accanto si erano staccati dal loro gruppo per una giornata alla scoperta degli inferni di Beppū, e mi raccontarono di come avevano deciso di fare un viaggio in Giappone: una sera, si erano riuniti con i loro amici ed avevano ciascuno tenuto delle presentazioni in Power Point di N minuti sulla loro destinazione di viaggio preferita, presentazioni alle quali avevano lavorato per un certo periodo e che avevano cercato di tenere in maniera accattivante. Alla fine del giro di presentazioni ne seguì uno di votazione, e allo scrutinio finale vinse il Giappone.

Questo approccio “corporate” all’argomento viaggi (e quindi, per me, sogni) mi fece sinceramente rabbrividire; inoltre scoprii che il Giappone, che è una delle mie ragioni di vita, non era la prima scelta di nessuno dei due. Ma ero determinata ad esercitare il mio tedesco e a farmi trascinare per Beppū spegnendo il cervello, perché quel giorno ero un po’ demotivata. Perciò, annuii sorridendo, e li seguii verso il primo inferno, Umi Jigoku, – l’unico veramente meritevole dei tre che quel giorno visitammo, in cui l’acqua turchese aveva come sfondo, oltre alle nuvole di vapore bianco, un delizioso giardino giapponese pieno di alberi in fiore.

Inseguendo i sakura: Beppū. I vapori si alzano dall'acqua turchese di Umi Jigoku, uno degli inferni della città. Sullo sfondo, vegetazione rigogliosa verde scuro, e un sakura in fiore

Inseguendo i sakura: un altro scatto dell'inferno Umi Jigoku di Beppū, quello dall'acqua turchese e circondato da un bellissimo giardino giapponese

Inseguendo i sakura: l'acqua turchese offuscata dal suo stesso vapore a Umi Jigoku, Beppū

Inseguendo i sakura: un torii nel giardino giapponese che circonda l'inferno Umi Jigoku, a Beppū, in Kyūshū

Inseguendo i sakura a Beppū: in questa foto dell'Umi Jigoku è fotografata la vegetazione verde brillante del giardino giapponese che circonda l'inferno, con sullo sfondo sakura e altri alberi in fiore

Inseguendo i sakura: un inferno di Beppū, in Kyūshū

Il resto non mi diede nessuna emozione: troppi turisti, troppo caos, troppa poca autenticità. Nell’Oniyama Jigoku pare ci sia l’habitat ideale per la riproduzione dei coccodrilli, che al suo interno sono stipati in vasche di cemento, “imballati” in gabbie di metallo. Quel posto mi trasmise una sensazione di tristezza e degrado. In più, i coccodrilli erano tutti immobili, e mi domandavo continuamente se non fossero forse finti o, peggio, morti.

Il terzo inferno che visitammo nemmeno me lo ricordo. Evidentemente il trittico che avevamo scelto non fu azzeccato, perché tra quegli inferni di Beppū non ritrovammo la bellezza e la suggestione di cui tutti parlano. Chiudemmo la nostra escursione di gruppo con un picnic improvvisato a base di tramezzini e onigiri del 7-eleven sotto l’unico ciliegio in fiore che riuscimmo a trovare nei paraggi; dopodiché ci salutammo, e ognuno proseguì per la sua strada.

Inseguendo i sakura: dettaglio di fiori di sakura ad un albero fotografato a Beppū, in Kyūshū

La mia era quella che in treno mi avrebbe portata a Kitakyūshū, città portuale nel nord del Kyūshū che a suo tempo fu risparmiata dalla bomba atomica grazie a un cielo nuvoloso (pagò poi le spese Hiroshima); poi, a piedi, dalla stazione dei treni di Kitakyūshū al porto della città; infine, in traghetto, a Matsuyama, sulla costa est dello Shikoku, la seconda isola del Giappone che avrei visitato.

Prima di prendere il treno, però, passeggiando per Beppū (fra l’altro, come città del sud del Giappone, nemmeno così inguardabile come le altre) ebbi la fortuna di passare per il parco meraviglioso della città, dove trascorsi un’oretta buona a contemplare sakura e altri alberi in fiore coloratissimi, nonché le persone che li contemplavano a loro volta. Il parco mi ripagò con i suoi colori e la sua atmosfera festosa delle piccole delusioni della giornata.

Inseguendo i sakura: una donna passeggia, coperta da un ombrellino, su un viale del Beppū Kōen, il parco della città

Inseguendo i sakura: foto del parco della città di Beppū, decorata da aiuole fiorite coloratissime che circondano il laghetto, e decorato da meravigliosi sakura nel pieno della fioritura

Inseguendo i sakura: dettaglio delle aiuole fiorite del Beppū Kōen, in Kyūshū

Inseguendo i sakura: il laghetto bordato di sakura in fiore del Beppū Kōen, in Kyūshū

Inseguendo i sakura: i sakura in fiore che danno sul laghetto del Beppū Kōen in primavera

Inseguendo i sakura: persone che banchettano, riposano e suonano sotto i sakura al Beppū Kōen, in Kyūshū

Inseguendo i sakura: qualcuno fa un picnic all'ombra dei ciliegi in fiore in primavera, al Beppū Kōen

Inseguendo i sakura: hanami al Beppū Kōen

Inseguendo i sakura: coppia che passeggia all'ombra di grandi sakura in fiore nel parco della città di Beppū, nel Kyūshū

Dopo una merenda sostanziosa a base di sashimi di tonno, riso e udon in zuppa di miso,  recuperai i bagagli, lasciai al Kyūshū il mio arrivederci e salii sul treno.

Arrivata a Kitakyūshū, dopo una lunga passeggiata al buio, con valigia al seguito, in una zona spettrale, arrivai al porto e, nella sala d’aspetto per il traghetto scoprii con sollievo che non solo ero riuscita ad arrivarvi integra, ma anche che la prenotazione che mi ero fatta fare dal personale dell’albergo di Kagoshima effettivamente esisteva: avevo un posto letto in una cabina da quattro. In attesa del traghetto, scambiai quattro chiacchiere con una sudcoreana che tornava in Giappone (con mia grande invidia) per l’ennesima volta e mi raccontò di come non riuscisse mai a stancarsene e trovasse sempre qualcosa di nuovo – non stentai a crederle.

Poco dopo, ero nella mia cabina da quattro che, però, non si riempì mai. Sola, in pigiama e con la pancia piena di altri tramezzini e dolcetti dalle forme strane, mi addormentai, mentre l’imbarcazione scivolava alla volta di Shikoku nelle acque calme del Mare Interno.

(Continua…)

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